Meditazione e Coscienza Superiore

La cosiddetta coscienza superiore è l’obiettivo principale di tutte le le religioni e le filosofie. Sia nelle tradizioni occidentali, che in quelle orientali, raggiungere questo obiettivo è lo scopo principale. La storia delle filosofie ci ha insegnato che arrivare alla coscienza superiore richiede tempo, forse non basta nemmeno una vita. Questo lungo e tortuoso percorso spesso scoraggia la persona media, ma al contempo è un’ illusione pensare che la coscienza superiore sia a portata di mano. Per tutti gli scopi pratici, la società distingue coloro che sono diventati illuminati, santi o spiritualmente avanzati. In un’epoca di fede tali figure erano venerate; oggi è più probabile che vengano visti come come persone anormali, da ammirare o addirittura da condannare. La causa di tutto ciò è la fusione che si è creata tra religione, spiritualità e coscienza.

Per tanti secoli non c’è stato modo di separare questi tre elementi. La maggior parte delle società tradizionali ha sviluppato una classe sacerdotale per custodire la santità – e lo status privilegiato – di avvicinarsi a Dio. Ma queste trappole sono ormai superate e funzionano anche contro la verità, che è che la coscienza superiore è naturale e senza sforzo come la coscienza stessa. Se sei consapevole, puoi diventare più consapevole. Non c’è niente di più nella coscienza superiore di questa conclusione logica.

Non importa chi sei o in quale livello di coscienza pensi di essere, due cose si applicano sempre. Il primo è che usi la tua consapevolezza ogni giorno in tutti i modi, ogni volta che senti, che pensi o che percepisci.

L’enorme influenza delle esperienze negative fanno nascere la paura, il ricordo del dolore, il desiderio di essere meno aperti e più chiusi per difendersi. Ma anche le esperienze positive possono restringere la tua consapevolezza, perché simpatie e antipatie operano insieme. “Sì a questo” e “No a quello” è come un pendolo che condiziona le nostre scelte per tutta la vita. Questa valvola di riduzione ci porta a diventare timorosi e apatici verso la società e verso gli altri. Ogni volta che noi salutiamo un’altra persona, anche col semplice fatto di dire “ciao”, apriamo un canale di esperienza che va oltre il semplice saluto.Il saluto può comunicare delle sensazioni attraverso il tono di voce. Proprio il tono di voce può identificare il nostro stato d’animo, lo stato della relazione tra le due persone, i ricordi di incontri passati, i segnali di accettazione o rifiuto. Una sola parola, in questo caso il saluto “ciao”, racchiude molti elementi. Racchiude tutte queste esperienze stratificate all’interno del linguaggio quotidiano. La prossima volta che qualcuno ti saluta, apriti all’esperienza più ampia che stai vivendo. L’altra persona si sente amichevole o indifferente? Ti vengono in mente i vecchi pensieri di questa persona? Il tuo umore cambia improvvisamente? Qual è l’atmosfera che si crea tra di voi?

Niente è così banale che non possa essere fonte di meraviglia, creatività, amore e la profonda soddisfazione di essere vivi, qui e ora. Quest’ultima frase è la chiave: apre la porta alla coscienza superiore non solo in un minuto ma istantaneamente. La meditazione consapevole ci aiuta a vivere meglio questa consapevolezza, ad acquisirla in maniera spontanea e senza alcun pregiudizio.

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